giovedì 5 novembre 2026

Strade dissestate - Lettura di Luca Benassi

 

Le vie della storia e dell’anima: Strade dissestate di Renato Fiorito

di Luca Benassi

 



Per entrare in Strade dissestate di Renato Fiorito, conviene partire proprio dal titolo, dalla porta che l’autore apre davanti agli occhi del lettore. Le strade evocano un movimento, un cammino, un viaggio. Non si tratta di un percorso agevole, né di un itinerario rassicurante, sono invece percorsi accidentati, segnati dalle ferite della Storia, dalla violenza, dal dolore e dalle contraddizioni del nostro tempo. Percorrerle significa accettare di confrontarsi con ciò che spesso preferiremmo non vedere, lasciandoci accompagnare dalla voce del poeta, che per primo si è messo in cammino. Come osserva Annamaria Curci nell’acuta postfazione, il viaggio proposto dal libro attraversa il tempo e lo spazio, si muove tra le campagne e le città del nostro Paese, raggiunge luoghi lontani devastati dalla guerra, dalla fame e dalla povertà, ma si inoltra anche nei territori più intimi dell’esperienza umana: «al gesto della scelta delle mete del viaggio, scelta consapevole, responsabile, si accompagna un’interrogazione costante circa il coinvolgimento di tutti gli umani, non escluso l’io poetico, in cause, conseguenze, ricadute nella breve e nella lunga distanza. Le constatazioni e le considerazioni che scaturiscono dalle risposte alle domande che costellano quella ‘interrogazione costante’ non sono mai prive di un’esortazione a viaggiare a occhi aperti per le strade dissestate.» È proprio questa pluralità di direzioni a rendere la raccolta particolarmente significativa. In essa si intrecciano la Storia collettiva e le vicende individuali, la denuncia civile e la riflessione esistenziale, la necessità di testimoniare e quella di interrogarsi sulla propria vita. Se questa è la porta d’accesso al libro è necessario vede quali percorsi si snodano all’interno, che corrispondono ad altrettanto vocazioni di viaggio.

Una prima vocazione del viaggio è di natura storica e civile. Fiorito richiama all’attenzione del lettore alcune delle pagine più dolorose del Novecento e della storia recente: la ritirata delle truppe italiane e tedesche sul Don nel 1942, la strage di Marzabotto del 1944 il massacro delle foibe, l’attentato terroristico al Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015 il crollo del ponte Morandi a Genova del 14 agosto 2018 e le vicende belliche che continuano a insanguinare la Striscia di Gaza. Eventi diversi, lontani nel tempo e nello spazio, vengono ricondotti a un medesimo orizzonte di sofferenza, nel quale la violenza umana lascia ferite profonde e troppo spesso destinate a ripetersi.

Il poeta non si limita a evocare gli avvenimenti storici. La sua attenzione si sposta dalle vicende alle persone, dalla cronaca alle esistenze che la cronaca rischia di ridurre a numeri o di dimenticare. È questa la seconda vocazione del viaggio, quella umana e civile: entrare in contatto con chi ha sperimentato sulla propria pelle il dolore della storia. Compaiono così figure come la poetessa ebrea Selma Meerbaum-Eisinger, morta di tifo in un campo di concentramento, il palestinese Abu Salah, in attesa di un pezzo di pane a Rafah, e Sumaila Sacko, bracciante agricolo e sindacalista ucciso a Rosarno nel 2018: «Con coltelli e bastoni/ inizia la caccia/ nel vuoto indicibile/ di nebbia e paura./ Alla Fornace di San Calogero/ la morte è nascosta in cortile,/ ragazzi assassini sono pronti/ a sparare feroci./ Nel mirino c’è Sacko./ La sua colpa è un’idea di giustizia,/ la vita un rivolo rosso/ che l’aria scolora./ Dalle persiane scrostate/ la gente osserva e non dice./ In strada è solo nera la rabbia.» Accanto a questi nomi noti perché balzati agli onori della cronaca, si collocano tante persone senza nome, lavoratori sfruttati, migranti, braccianti e poveri costretti a vivere ai margini della società, in baracche o per strada.

È uno sguardo che conferma la particolare sensibilità di Fiorito verso gli ultimi, verso coloro che sembrano non avere voce e che diventano visibili agli occhi del mondo soltanto quando una morte violenta li consegna alle cronache. In questo senso, la raccolta si pone in continuità con la sua precedente produzione, richiamando La terra contesa del 2016 soprattutto il romanzo Sortilegio del 2022. La poesia diventa qui uno strumento di testimonianza e di denuncia, ma anche un modo per restituire dignità alle persone, sottraendole all’indifferenza e all’oblio, come nel testo Raccoglitore di frutta: «Sotto un sole di paglia/ raccolgo la frutta/ per il niente che basta/ alla vita./ Ho canti di rabbia/ e li grido alla luna/ per non essere solo./ Il mio nome non conta/ non importa alla gente./ Se muoio/ nessuno mi piange/ perché non esisto./ Sono solo due braccia/ per portare cassette/ finché avranno la forza.»

Le strade sono dissestate perché portano i segni delle bombe, della fame, della crudeltà e della morte. Ma lo sono anche perché scomode: attraversano le contraddizioni della società, mostrano ciò che viene tollerato, ignorato o persino incoraggiato e costringono il lettore a interrogarsi sulle proprie responsabilità. Non è possibile percorrerle con leggerezza, né limitarsi a osservare da lontano le sofferenze altrui. Da qui nasce uno dei nuclei tematici di maggior impatto del libro: il rapporto tra memoria e responsabilità. La memoria, intesa come acquisizione di conoscenze e consapevolezza storica, è indispensabile per comprendere gli errori del passato e imparare a non ripeterli. Fiorito non sembra piegarsi alla retorica, mesta e passiva, del “l’essere umano non impara mai da propri errori”, ma sembra investire in un ricordo che coinvolga la dimensione affettiva: per custodire nel cuore le vicende umane e lasciarsi raggiungere dal dolor. La responsabilità del ricordo consiste proprio nel non consentire che le tragedie si trasformino in fatti lontani, svuotati del loro significato umano. In ogni testo sembra risuonare un invito insistente: venite, guardate, toccate con mano, non dimenticate: «Vieni a guardare i fiori/ ce ne sono tanti/ proprio di fronte al Bataclan./ Del resto cosa può fare la gente/ se non regalare alla morte fiori colorati?/ Forse fa meglio l’autunno/ che copre di foglie il dolore./ Tutto il cielo di Parigi/ è pieno di foglie gialle.» Anche quando affronta eventi ormai entrati nella Storia, Fiorito ne restituisce l’urgenza, in maniera lucida e appassionata, come se chiedesse di riconoscerne le conseguenze nel presente, attraverso un atto poetico e memoriale.

Il viaggio, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione storica e collettiva. A partire dalla sezione Oggetti smarriti, si apre una terza direzione, una terza vocazione di viaggio, più intima e personale. Il poeta si sofferma sul tempo che passa, sulla propria esistenza e sulle città che hanno segnato il suo percorso, dalla natia Napoli fino a Roma. Affiora una nostalgia consapevole, legata alla percezione che il tempo e le energie non siano inesauribili. Le strade attraversate diventano così anche luoghi della memoria personale, spazi nei quali si depositano esperienze, affetti e tracce di una vita.

L’aderenza della vicenda individuale alla storia collettiva e all’impegno civile è uno degli aspetti più interessanti della raccolta. L’esperienza personale e quella storica si incontrano e si illuminano reciprocamente: la vita intima e familiare non può essere disgiunta dalla responsabilità verso il mondo, così come l’impegno civile non può prescindere dalla sensibilità e dall’esperienza di chi lo assume. Le strade della vita e quelle della storia sono, in fondo, le stesse strade che siamo chiamati a percorrere. Fiorito accorcia le distanze fra letteratura e vita, fra passione e impegno, anche attraverso una riflessione sulla scrittura e sulla funzione della poesia. Perché scrivere? Perché il poeta sente di doverlo fare. La poesia può lenire il dolore, dare voce alla rabbia, denunciare le ingiustizie e chiedere ascolto tanto nei momenti felici quanto in quelli più difficili. Non è un esercizio separato dalla vita, ma un modo di abitarla e di prendere posizione. Scrivere significa, in questa prospettiva, assumersi il compito di testimoniare, di non tacere e di continuare a cercare parole capaci di raggiungere gli altri.

Tutti questi percorsi trovano una sintesi nell’ultima sezione, Caos, un poemetto che assume quasi il valore di un testamento poetico e civile. Qui convergono le diverse vocazioni del libro: il viaggio nella Storia, l’attenzione per gli ultimi, la riflessione sull’esistenza e la fiducia nella parola. L’invito è a rialzarsi, a trovare il coraggio di opporsi all’ingiustizia, alla guerra e allo sfruttamento, senza considerare la libertà un bene acquisito una volta per tutte. L’oppressione non appartiene soltanto a luoghi lontani o a epoche passate: può trovarsi dietro l’angolo delle nostre città, nelle persone povere abbandonate per strada, in quelle vite che attraversiamo ogni giorno senza davvero vederle: «Ai giovani dico: alzatevi in piedi/ e riprendetevi quello che è vostro/ la vita è vostra, sono vostre le acque,/ vostra è l’aria e il cielo./ Cacciate i vecchi satrapi/ e riprendetevi il lavoro,/ riprendetevi lo studio,/ la purezza umiliata./ Venite da paesi lontani/ come da millenni è sempre accaduto/ a dare dignità alle nostre terre/ offrire sudore al lavoro,/ coraggio agli uomini in cerca di riscatto./ Io sono con voi,/ a dire no a questa strage di vite.» È un richiamo che restituisce al libro tutta la sua forza e la sua attualità. Caos non chiude semplicemente il percorso, ma annoda le strade attraversate e ne chiarisce il senso profondo: non basta riconoscere le ingiustizie, bisogna imparare a non accettarle come inevitabili. Per questo il poemetto meriterebbe di essere letto e discusso anche nelle scuole, come occasione per riflettere sulla storia, sulla libertà e sulla responsabilità individuale e collettiva. Ancora una volta, Fiorito coglie nel segno. A colpire non è soltanto la lucidità con cui individua le contraddizioni del presente, ma soprattutto il calore umano che attraversa la sua scrittura.



poeta e critico letterario


Luca Benassi è nato a Roma nel 1976. Ha pubblicato le raccolte poetiche:  Istruzioni per la luce (Passigli 2021); Il guado della neve (CFR edizioni, 2012); Di me diranno (CFR edizioni, 2011); L’onore della polvere (Puntoacapo, 2009); I Fasti del Grigio (Lepisma, 2005); Nei Margini della Storia, (Joker, 2000), 

Ha inoltre pubblicato antologie poetiche in giapponese (insieme alla poetessa Maki Starfield, edizione e-book, 2016), spagnolo (edizione bilingue, 2018), macedone (edizione bilingue, 2019) e serbo (2019).Ha tradotto De Weg del poeta fiammingo Germain Droogenbroodt (Il Cammino, edizione i quaderni della valle, 2002). 

È nella redazione di Punto Almanacco della poesia italiana. Ha pubblicato la raccolta di saggi critici Rivi strozzati poeti italiani negli anni duemila (Lepisma, 2010). Ha curato l’opera antologica Magnificat. Poesia 1969 – 2009 (Puntoacapo, 2009) che raccoglie l’intera produzione della poetessa Cristina Annino, l’antologia critica Percorsi nella poesia di Achille Serrao (Puntoacapo, 2013) e La casa dei Falconi, poesia 1974-2014 (Puntoacapo, 2014) che antologizza l’intera produzione di Dante Maffìa.


Nessun commento:

Posta un commento