L'ultimo aragonese sarà presentato alla Fiera della piccola e media editoria "Più liberi più libri" che si terrà a Roma dal 4 all'8 dicembre 2026
“L’ultimo aragonese” è
una rapsodia storica che si svolge nel cuore di Napoli. Due vicende distanti
sei secoli si intrecciano e si richiamano l’un l’altra formando un unico
racconto che si snoda in un tempo parmenideo in cui tutte le storie si tengono
e diventano contemporanee.
Non
due linee narrative parallele, dunque, ma un unico racconto nel quale il
passato influenza il presente e nel presente rivive grazie a una ricostruzione ambientale
fedele alla storia e ai luoghi di Napoli, in cui l’amore tra Alfonso D’Aragona e
Lucrezia D’Alagno non fa da fondale ornamentale ma si pone come una struttura
narrativa che si rispecchia nel presente.
Protagonisti sono, da un
lato, Alfo’, umile e vivace verduraio di Spaccanapoli che si innamora di una
splendida ragazza del popolo di nome Lucrezia, che però subito perde, e
dall’altro, Alfonso D’Aragona che regnò sulla città partenopea dal 1442 al 1458
e che in quelle stesse strade conobbe e amò profondamente fino alla sua morte
Lucrezia D’Alagno, che però non potè sposare, avendo sposato in tenerissima età
per ragioni dinastiche Maria Isabella di Castiglia.
L’antichissimo decumano accoglie
entrambe le vicende e ne scandisce tempi. I nomi dei protagonisti, Alfonso e
Lucrezia, abitano storie lontane e opposte per classi sociali e tempi storici che
però si fondono grazie a una serie di elementi evocativi comuni, tra cui la
straordinaria bellezza delle due Lucrezie, una piantina d’orzo offerta come
pegno d’amore e una lunga treccia bionda. Elementi che suggestionano il giovane
verduraio, spingendolo ad approfondire, con l’aiuto di un professore di liceo, quell’antica
e nobile storia d’amore e a intraprendere un viaggio iniziatico nella cultura e
nella storia millenaria di Napoli. Da questo studio il giovane esce
profondamente cambiato, prendendo coscienza di sé e dei legami con la città e
le sue radici, sicché le due storie si fanno allegoria della città sempre uguale
a se stessa e sempre diversa, eternamente sospesa tra emarginazione e volontà
di riscatto, presente e passato.
