POESIE PREMIATE



      KHALED



A Khaled Housseini



Beviamo del chai sabz, Khaled
su questo bianco terrazzo
che guarda la città martoriata.

Il rosso brilla ancora sulla cupola della moschea di Abdul

e io non credo ad altro che a questo taglio di luce
che passa sulla storia e la fa sanguinare.
Gli uomini hanno smesso da tempo di essere uomini.
Avvinghiati alla loro follia
dormono sui fucili e le vite distrutte.
Io non ho ucciso mai
ma l’ho visto fare senza gridare
e di questo porto la colpa.
Il male tollerato pesa di più di quello fatto.
Ma è niente, niente, paragonato al coltello  
che affonda nella tenera carne
alle bombe nascoste nella sabbia
alle gambe e alle braccia spappolate
alle donne lapidate per paura.

Ma tu che conosci le storie e le sai narrare
raccontami ancora di Pari e di suo fratello Abdullah
e della scatola di legno che restò alla fine della vita
piena di dolore e di leggerissime piume.
Insieme potremmo discorrere fino a sera
di come il dolore col tempo diventi leggero.
Andiamo dunque incontro alla nostra sera, Khaled
e piangiamo le storie che non possiamo cambiare
se non con le parole.
Quello che abbiamo dato non lo riavremo
e quello che abbiamo perso è perso per sempre .
Prudenze maturate in millenni
ci impediscono il volo o il tonfo,
prima non possiamo saperlo.

Ma intanto si consuma la vita,
grigia abbastanza per non abbagliare,
sopportabile appena per non morire.
Trasciniamo a fatica la nostra valigia
e ne dimentichiamo il contenuto
e ogni altra possibilità la lasciamo al silenzio.
Il destino, se c’è mai stato un destino,
svela solo alla fine la sua trama
e non è mai quella che avevamo ordito.
Ma ora che siamo qui
a naufragare nell’ultima luce
prima che il volo notturno delle falene
carichi di presagi la vita
raccogliamo le nostre speranze
e facciamone fuochi.
Noi siamo il bagliore e siamo la notte.
Questo sarà per sempre  il nostro rammarico
Avere viaggiato senz’occhi.


Poesia premiata con il 5° Posto alla XXII Edizione del Premio per la Pace, l’InterAzione e la Solidarietà a Torino - aprile 2014.  










II NOSTRO ETERNO

Il nostro eterno dura poco.
Il tempo che l’erba cresca
sulle nostre speranze.
Mille anni sono troppi per noi.
Anche cento lo sono.
Le colonne dei templi si spezzano prima
e gli dei vengono dimenticati
insieme alle preghiere inascoltate.
L’amore che tanto ci prese
e scavò l’anima, dissodando passioni,
non vedrà il tempo delle nuove primule.
Che sperpero è la vita
se la carezza in cui s’impiglia il cuore
aspetta inutilmente una parola
che non baratti la felicità dell’ora
con infelicità più certe e durature.
Ma il tuo sorriso, quando infine arriva,
si piazza giusto al centro della notte
diventando una cosa con le stelle.
Perciò, prima che il cielo ci abbandoni
dimmi che questa notte è il nostro eterno
con la parola che in sé tutto raccoglie
e tesse sopra l’orlo della vita
la splendida perfezione del momento,
radunando su sé tutte le stelle
sicché la luce non sembra mai finire
.



Premiata con il  4° posto alla VII Edizione del Premio di poesia "Albero Andronico"- marzo 2014






Il fiume

Dopo l’ultima ansa

mi apro sereno

al rosso del cielo.

Conservo il ricordo della prima sorgente

e rabbia di cascate

e veleni assassini.

Nel viaggio ho raccolto la pioggia e la vita,

e custodito pesci

come pensieri segreti.

Ho dato riparo a uccelli di passo

e a uomini persi

senza strade né casa.

Ora porto la memoria

verso il suo delta.

Se vuoi, siedi anche tu

su questa sponda.

Lascia che l’acqua ti bagni la mano

e conforti il dolore dei giorni.

Se tu mi perdoni

io ti ho già perdonato.

Non sarà triste, vedrai,

questo lento fluire

che sfocia nell’ultima luce

e ci restituisce silenziosi

alla dignità del mare.


Classificata al 2° posto alla III Edizione del Premio Nazionale di Poesia  Bagni di Lucca. 

Motivazione del Presidente della Giuria, Prof.ssa Emilia Giorgetti
Ecco che con una suggestiva personificazione il Fiume si presenta, dichiarando al rossa del cielo la propria serenità, dopo aver superato anche l’ultima ansa. Il corso d’acqua, ricco della vita pulsante contemplata e sperimentata e ormai inestricabilmente intrecciata ai propri ricordi, sta per giungere al suo tramonto.
La vita vissuta si è fatta memoria, memoria che scorre verso il suo “delta”: la fine non è dunque distacco, un taglio netto, né annullamento; appare invece come un tuffo che si dirama in tanti rivoli nella complementarietà del mare. Con ultimo gesto gentile il Fiume invita un “Tu” generico (che può essere un singolo o il tutto) a lasciarsi confortare dalla sua acqua che ormai tutto conosce. La conoscenza ha accompagnato il Fiume alla più sublime delle esperienze interiori: la compassione, seguita dall’umiltà che richeide il perdono vicendevole.

Resosi infine silenzioso (perché soltanto chi ha raggiunto la saggezza può gustare il proprio silenzio, la libertà dalle parole) il Fiume sfocia nell’ultima luce per ricevere dal mare il dono di una riconquistata primigenia dignità. Un accurato uso di figure retoriche (personificazioni, sinestesie, paragoni) mai ridondanti, anzi fresche e delicate, contribuisce alla suggestione del testo, il cui registro è sobrio e composto, modulato su un ritmo che dà voce all’interiorità e alla memoria.


Playa Pilar

                                                                               


Alla fine di tutte le strade
secoli accatastati in bianche conchiglie
guardano immobili
l’eterna distesa del mare.

Con le dita gentilmente mi sfiori
per sapermi vicino
nello sfarinarsi lento della vita.

Un cormorano grida
conficcato nel cielo
per fermare l’istante
che col sole tramonta.

Basta il suo volo
Per sentirsi fratelli.



 Finalista al Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa “L’integrazione Culturale per un Mondo Migliore" indetto dal Consolato Generale dell’Ecuador a Milano e dal Centro Ecuatoriano de Arte y Cultura.


In proposito, il Presidente del Premio, Guaman Allende, Direttore Generale della Sezione Letteratura e Vice Presidente del C.E.A.C. mi ha inviato questo messaggio:

Caro Dr. Renato Fiorito, prima di tutto mi voglio complimentare per le sue opere in allegato, che sono veramente meritevoli, le siamo grati per la sua pertecipazione al premio, e con l'augurio di poterlo conoscere in occasione del premio, lo saluto con stima e gratitudine.

Guaman Allende.

Il Console Generale dell'Ecuador a Milano, Narcisa Soria Valencia, a sua volta mi ha scritto:


Ha il piacere d’invitare Lei, a ricevere il riconoscimento per la sua poesia "Playa Pilar" scelta e inserita nell’antologia del premio. Che diffonde gli ideali, le tradizioni della società d'oggi e di conseguenza l’impegno nell’integrazione culturale.
Cogliamo l’opportunità per ringraziarla. Saremmo onorati confidando nella vostra presenza.
Cordiali saluti. 

Narcisa Soria Valencia
Console Generale dell’Ecuador a Milano



 I pescatori di perle 

I pescatori di perle sono finiti,
hanno indossato bombole e maschere
 e girano oziosi in cerca di prede.
Non sanno nulla delle perle.
Ed io mantengo il segreto.
Scendo a mani nude e trattengo il respiro.
Resisto e aspetto che la conchiglia si apra
e mostri infine la perla.
Allora con gentilezza e amore
tendo la mano e la raccolgo.

I pescatori di perle sono finiti.
Io sono l’ultimo.


Poesia 1° classificata alla IV edizione del  Premio letterario internazionale di poesia "Priamar" 

 

Regalami una poesia 

Regalami una poesia
Mary
perché il buio
abbia parole amiche
e non ci sia bisogno della luna
per ingannare il cuore.

Regalami frasi nuove
Mary
che annuncino altre stagioni
portate dal maestrale
col polline dei fiori
e i profumi dei monti
per diventare carezze.

Regalami una canzone,
Mary,
che sia canto di allodole
e tunica bianca
a rivestire i monti
sicché io sappia finalmente
appartenerle
e appartenerti.

Regalami parole d’amore
Mary
che abbiano lunghe braccia
e dita sottili
che accarezzino lievi
il  mio dolore
con unguenti d’oriente.

Regalami una poesia
Mary
fatta di labbra rosse
e bianchissima pelle
e fluenti capelli 
su cui stanotte
abbandonare il viso.


Poesia 1° Classificata al V Concorso internazionale di poesia "Di Verso in verso" .