giovedì 5 novembre 2026

Strade dissestate - Lettura di Luca Benassi

 

Le vie della storia e dell’anima: Strade dissestate di Renato Fiorito

di Luca Benassi

 



Per entrare in Strade dissestate di Renato Fiorito, conviene partire proprio dal titolo, dalla porta che l’autore apre davanti agli occhi del lettore. Le strade evocano un movimento, un cammino, un viaggio. Non si tratta di un percorso agevole, né di un itinerario rassicurante, sono invece percorsi accidentati, segnati dalle ferite della Storia, dalla violenza, dal dolore e dalle contraddizioni del nostro tempo. Percorrerle significa accettare di confrontarsi con ciò che spesso preferiremmo non vedere, lasciandoci accompagnare dalla voce del poeta, che per primo si è messo in cammino. Come osserva Annamaria Curci nell’acuta postfazione, il viaggio proposto dal libro attraversa il tempo e lo spazio, si muove tra le campagne e le città del nostro Paese, raggiunge luoghi lontani devastati dalla guerra, dalla fame e dalla povertà, ma si inoltra anche nei territori più intimi dell’esperienza umana: «al gesto della scelta delle mete del viaggio, scelta consapevole, responsabile, si accompagna un’interrogazione costante circa il coinvolgimento di tutti gli umani, non escluso l’io poetico, in cause, conseguenze, ricadute nella breve e nella lunga distanza. Le constatazioni e le considerazioni che scaturiscono dalle risposte alle domande che costellano quella ‘interrogazione costante’ non sono mai prive di un’esortazione a viaggiare a occhi aperti per le strade dissestate.» È proprio questa pluralità di direzioni a rendere la raccolta particolarmente significativa. In essa si intrecciano la Storia collettiva e le vicende individuali, la denuncia civile e la riflessione esistenziale, la necessità di testimoniare e quella di interrogarsi sulla propria vita. Se questa è la porta d’accesso al libro è necessario vede quali percorsi si snodano all’interno, che corrispondono ad altrettanto vocazioni di viaggio.

Una prima vocazione del viaggio è di natura storica e civile. Fiorito richiama all’attenzione del lettore alcune delle pagine più dolorose del Novecento e della storia recente: la ritirata delle truppe italiane e tedesche sul Don nel 1942, la strage di Marzabotto del 1944 il massacro delle foibe, l’attentato terroristico al Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015 il crollo del ponte Morandi a Genova del 14 agosto 2018 e le vicende belliche che continuano a insanguinare la Striscia di Gaza. Eventi diversi, lontani nel tempo e nello spazio, vengono ricondotti a un medesimo orizzonte di sofferenza, nel quale la violenza umana lascia ferite profonde e troppo spesso destinate a ripetersi.

Il poeta non si limita a evocare gli avvenimenti storici. La sua attenzione si sposta dalle vicende alle persone, dalla cronaca alle esistenze che la cronaca rischia di ridurre a numeri o di dimenticare. È questa la seconda vocazione del viaggio, quella umana e civile: entrare in contatto con chi ha sperimentato sulla propria pelle il dolore della storia. Compaiono così figure come la poetessa ebrea Selma Meerbaum-Eisinger, morta di tifo in un campo di concentramento, il palestinese Abu Salah, in attesa di un pezzo di pane a Rafah, e Sumaila Sacko, bracciante agricolo e sindacalista ucciso a Rosarno nel 2018: «Con coltelli e bastoni/ inizia la caccia/ nel vuoto indicibile/ di nebbia e paura./ Alla Fornace di San Calogero/ la morte è nascosta in cortile,/ ragazzi assassini sono pronti/ a sparare feroci./ Nel mirino c’è Sacko./ La sua colpa è un’idea di giustizia,/ la vita un rivolo rosso/ che l’aria scolora./ Dalle persiane scrostate/ la gente osserva e non dice./ In strada è solo nera la rabbia.» Accanto a questi nomi noti perché balzati agli onori della cronaca, si collocano tante persone senza nome, lavoratori sfruttati, migranti, braccianti e poveri costretti a vivere ai margini della società, in baracche o per strada.

È uno sguardo che conferma la particolare sensibilità di Fiorito verso gli ultimi, verso coloro che sembrano non avere voce e che diventano visibili agli occhi del mondo soltanto quando una morte violenta li consegna alle cronache. In questo senso, la raccolta si pone in continuità con la sua precedente produzione, richiamando La terra contesa del 2016 soprattutto il romanzo Sortilegio del 2022. La poesia diventa qui uno strumento di testimonianza e di denuncia, ma anche un modo per restituire dignità alle persone, sottraendole all’indifferenza e all’oblio, come nel testo Raccoglitore di frutta: «Sotto un sole di paglia/ raccolgo la frutta/ per il niente che basta/ alla vita./ Ho canti di rabbia/ e li grido alla luna/ per non essere solo./ Il mio nome non conta/ non importa alla gente./ Se muoio/ nessuno mi piange/ perché non esisto./ Sono solo due braccia/ per portare cassette/ finché avranno la forza.»

Le strade sono dissestate perché portano i segni delle bombe, della fame, della crudeltà e della morte. Ma lo sono anche perché scomode: attraversano le contraddizioni della società, mostrano ciò che viene tollerato, ignorato o persino incoraggiato e costringono il lettore a interrogarsi sulle proprie responsabilità. Non è possibile percorrerle con leggerezza, né limitarsi a osservare da lontano le sofferenze altrui. Da qui nasce uno dei nuclei tematici di maggior impatto del libro: il rapporto tra memoria e responsabilità. La memoria, intesa come acquisizione di conoscenze e consapevolezza storica, è indispensabile per comprendere gli errori del passato e imparare a non ripeterli. Fiorito non sembra piegarsi alla retorica, mesta e passiva, del “l’essere umano non impara mai da propri errori”, ma sembra investire in un ricordo che coinvolga la dimensione affettiva: per custodire nel cuore le vicende umane e lasciarsi raggiungere dal dolor. La responsabilità del ricordo consiste proprio nel non consentire che le tragedie si trasformino in fatti lontani, svuotati del loro significato umano. In ogni testo sembra risuonare un invito insistente: venite, guardate, toccate con mano, non dimenticate: «Vieni a guardare i fiori/ ce ne sono tanti/ proprio di fronte al Bataclan./ Del resto cosa può fare la gente/ se non regalare alla morte fiori colorati?/ Forse fa meglio l’autunno/ che copre di foglie il dolore./ Tutto il cielo di Parigi/ è pieno di foglie gialle.» Anche quando affronta eventi ormai entrati nella Storia, Fiorito ne restituisce l’urgenza, in maniera lucida e appassionata, come se chiedesse di riconoscerne le conseguenze nel presente, attraverso un atto poetico e memoriale.

Il viaggio, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione storica e collettiva. A partire dalla sezione Oggetti smarriti, si apre una terza direzione, una terza vocazione di viaggio, più intima e personale. Il poeta si sofferma sul tempo che passa, sulla propria esistenza e sulle città che hanno segnato il suo percorso, dalla natia Napoli fino a Roma. Affiora una nostalgia consapevole, legata alla percezione che il tempo e le energie non siano inesauribili. Le strade attraversate diventano così anche luoghi della memoria personale, spazi nei quali si depositano esperienze, affetti e tracce di una vita.

L’aderenza della vicenda individuale alla storia collettiva e all’impegno civile è uno degli aspetti più interessanti della raccolta. L’esperienza personale e quella storica si incontrano e si illuminano reciprocamente: la vita intima e familiare non può essere disgiunta dalla responsabilità verso il mondo, così come l’impegno civile non può prescindere dalla sensibilità e dall’esperienza di chi lo assume. Le strade della vita e quelle della storia sono, in fondo, le stesse strade che siamo chiamati a percorrere. Fiorito accorcia le distanze fra letteratura e vita, fra passione e impegno, anche attraverso una riflessione sulla scrittura e sulla funzione della poesia. Perché scrivere? Perché il poeta sente di doverlo fare. La poesia può lenire il dolore, dare voce alla rabbia, denunciare le ingiustizie e chiedere ascolto tanto nei momenti felici quanto in quelli più difficili. Non è un esercizio separato dalla vita, ma un modo di abitarla e di prendere posizione. Scrivere significa, in questa prospettiva, assumersi il compito di testimoniare, di non tacere e di continuare a cercare parole capaci di raggiungere gli altri.

Tutti questi percorsi trovano una sintesi nell’ultima sezione, Caos, un poemetto che assume quasi il valore di un testamento poetico e civile. Qui convergono le diverse vocazioni del libro: il viaggio nella Storia, l’attenzione per gli ultimi, la riflessione sull’esistenza e la fiducia nella parola. L’invito è a rialzarsi, a trovare il coraggio di opporsi all’ingiustizia, alla guerra e allo sfruttamento, senza considerare la libertà un bene acquisito una volta per tutte. L’oppressione non appartiene soltanto a luoghi lontani o a epoche passate: può trovarsi dietro l’angolo delle nostre città, nelle persone povere abbandonate per strada, in quelle vite che attraversiamo ogni giorno senza davvero vederle: «Ai giovani dico: alzatevi in piedi/ e riprendetevi quello che è vostro/ la vita è vostra, sono vostre le acque,/ vostra è l’aria e il cielo./ Cacciate i vecchi satrapi/ e riprendetevi il lavoro,/ riprendetevi lo studio,/ la purezza umiliata./ Venite da paesi lontani/ come da millenni è sempre accaduto/ a dare dignità alle nostre terre/ offrire sudore al lavoro,/ coraggio agli uomini in cerca di riscatto./ Io sono con voi,/ a dire no a questa strage di vite.» È un richiamo che restituisce al libro tutta la sua forza e la sua attualità. Caos non chiude semplicemente il percorso, ma annoda le strade attraversate e ne chiarisce il senso profondo: non basta riconoscere le ingiustizie, bisogna imparare a non accettarle come inevitabili. Per questo il poemetto meriterebbe di essere letto e discusso anche nelle scuole, come occasione per riflettere sulla storia, sulla libertà e sulla responsabilità individuale e collettiva. Ancora una volta, Fiorito coglie nel segno. A colpire non è soltanto la lucidità con cui individua le contraddizioni del presente, ma soprattutto il calore umano che attraversa la sua scrittura.



poeta e critico letterario


Luca Benassi è nato a Roma nel 1976. Ha pubblicato le raccolte poetiche:  Istruzioni per la luce (Passigli 2021); Il guado della neve (CFR edizioni, 2012); Di me diranno (CFR edizioni, 2011); L’onore della polvere (Puntoacapo, 2009); I Fasti del Grigio (Lepisma, 2005); Nei Margini della Storia, (Joker, 2000), 

Ha inoltre pubblicato antologie poetiche in giapponese (insieme alla poetessa Maki Starfield, edizione e-book, 2016), spagnolo (edizione bilingue, 2018), macedone (edizione bilingue, 2019) e serbo (2019).Ha tradotto De Weg del poeta fiammingo Germain Droogenbroodt (Il Cammino, edizione i quaderni della valle, 2002). 

È nella redazione di Punto Almanacco della poesia italiana. Ha pubblicato la raccolta di saggi critici Rivi strozzati poeti italiani negli anni duemila (Lepisma, 2010). Ha curato l’opera antologica Magnificat. Poesia 1969 – 2009 (Puntoacapo, 2009) che raccoglie l’intera produzione della poetessa Cristina Annino, l’antologia critica Percorsi nella poesia di Achille Serrao (Puntoacapo, 2013) e La casa dei Falconi, poesia 1974-2014 (Puntoacapo, 2014) che antologizza l’intera produzione di Dante Maffìa.


venerdì 9 ottobre 2026

L'ultimo Aragonese (Guida Editori)

 

L'ultimo aragonese sarà presentato alla Fiera della piccola e media editoria "Più liberi più libri" che si terrà a Roma dal 4 all'8 dicembre 2026



Disponibile cliccando su:


“L’ultimo aragonese” è una rapsodia storica che si svolge nel cuore di Napoli. Due vicende distanti sei secoli si intrecciano e si richiamano l’un l’altra formando un unico racconto che si snoda in un tempo parmenideo in cui tutte le storie si tengono e diventano contemporanee.

Non due linee narrative parallele, dunque, ma un unico racconto nel quale il passato influenza il presente e nel presente rivive grazie a una ricostruzione ambientale fedele alla storia e ai luoghi di Napoli, in cui l’amore tra Alfonso D’Aragona e Lucrezia D’Alagno non fa da fondale ornamentale ma si pone come una struttura narrativa che si rispecchia nel presente.

Protagonisti sono, da un lato, Alfo’, umile e vivace verduraio di Spaccanapoli che si innamora di una splendida ragazza del popolo di nome Lucrezia, che però subito perde, e dall’altro, Alfonso D’Aragona che regnò sulla città partenopea dal 1442 al 1458 e che in quelle stesse strade conobbe e amò profondamente fino alla sua morte Lucrezia D’Alagno, che però non potè sposare, avendo sposato in tenerissima età per ragioni dinastiche Maria Isabella di Castiglia.

L’antichissimo decumano accoglie entrambe le vicende e ne scandisce tempi. I nomi dei protagonisti, Alfonso e Lucrezia, abitano storie lontane e opposte per classi sociali e tempi storici che però si fondono grazie a una serie di elementi evocativi comuni, tra cui la straordinaria bellezza delle due Lucrezie, una piantina d’orzo offerta come pegno d’amore e una lunga treccia bionda. Elementi che suggestionano il giovane verduraio, spingendolo ad approfondire, con l’aiuto di un professore di liceo, quell’antica e nobile storia d’amore e a intraprendere un viaggio iniziatico nella cultura e nella storia millenaria di Napoli. Da questo studio il giovane esce profondamente cambiato, prendendo coscienza di sé e dei legami con la città e le sue radici, sicché le due storie si fanno allegoria della città sempre uguale a se stessa e sempre diversa, eternamente sospesa tra emarginazione e volontà di riscatto, presente e passato.




martedì 29 settembre 2026

Poesie d'acqua e di luci - Poets for peace

 POESIE D'ACQUA E DI LUCI 2026

Su YouTube sono pubblicate le poesie lette al Fontanone del Gianicolo il 15 settembre 2026 per la rassegna "Poets for peace 2026". Per visionare le clip basta ricopiare sulla barra degli indirizzi il seguente link:

https://www.youtube.com/@otiroif1/playlists

Si possono mettere dei "like" alle poesie che piacciono maggiormente.
La clip che raccoglierà i maggiori consensi sarà premiata come vincitrice dell'evento.



domenica 20 settembre 2026

Strade dissestate a Palazzo Valentini - Roma

  Martedì 22 febbraio ore 17,30 parleremo di "Strade dissestate" con Dario Nanni Consigliere, la Prof.ssa Anna Maria Curci, il critico letterario e poeta Luca Benassi , e gli altri che vorranno aderire a questo invito. Strade dissestate sono quelle delle guerre, della violenza, del razzismo, dell'odio, ma anche quelle più intime del cuore, dei rimpianti, della ribellione e della speranza. 




lunedì 14 settembre 2026

Poesie d'acqua e di luci 2026- Poets for peace

 



 

Al Fontanone del Gianicolo – Giardini segreti dell’Acqua Paola, nell’ambito della rassegna "Eventi a Fontana", diretta da Gabriele Manili, martedi 15 settembre 2026 poeti, musicisti e attori si incontreranno per rivendicare il diritto degli uomini  a vivere in pace e libertà.

In un tempo flagellato da guerre, odi  etnici e sociali,  forme di intolleranza, questi artisti hanno scelto la poesia come atto di resistenza e ribellione, sapendo che la ricerca della pace non è solo condanna della guerra ma coinvolge lo nostre vite, il nostro modo di essere e rapportarci con gli altri,  la terra e la natura, poiché proprio in quest'ambito la poesia offre il suo contributo più sicuro e prezioso, restituendo all’uomo la sua capacità di sentire, di fermarsi, di comprendere e rispettare la dignità della bellezza 

È in questo spirito che il reading poetico  “Poesie d’acqua e di luci – Poets for Peace”, ideato e diretto da Renato Fiorito, si svolgerà martedì sera nella bellissima cornice del Fontanone, affacciato sul Tevere e le luci della città.  

L’ingresso è libero fino all’esaurimento dei posti.

 


mercoledì 26 agosto 2026

STRADE DISSESTATE - Terra d'ulivi edizioni

 Martedì 22 settembre - alle ore 17,30 parleremo di "Strade dissestate con Dario Nanni Consigliere, la Prof.ssa Anna Maria Curci, il critico letterario e poeta Luca Benassi , e altri che vorranno aderire a questo invito. Strade che sono quelle delle guerre, della violenza, del razzismo, della ferocia  sociale, ma anche quelle del cuore, dei rimpianti, della ribellione e della speranza, senza le quali nessuna poesia è davvero possibile perché, come ci ricorda questo bellissimo cartello degli anni settanta affisso dai sindcati fuori dalla fabbrica della Necchi, anche i poeti devono imparare a lottare.





sabato 18 luglio 2026

FONTANONE 2026



FONTANONE 2026





 APPUNTAMENTO A SETTEMBRE

Anche quest'anno ci ritroveremo a settembre al Fontanone del Gianicolo a fare poesia.
Lo spettacolo si intitolerà "Poets for peace" e sono certo che con l'aiuto di tutti riusciremo a realizzare una bella serata di amicizia, impegno sociale e arte.
Chi ha nel cassetto una lirica in armonia col tema proposto inizi a tirarla fuori dal cassetto e a inviarmela all'indirizzo refiorit@libero.it  
Le poesie saranno selezionate in modo da garantire equilibio, ritmo alla narrazione e armonia.
Ringrazio Gabriele Manili, direttore artistico della manifestazione, per l'invito e la fiducia accordatami.



venerdì 10 luglio 2026

STRADE DISSESTATE - Poesie

 


Strade dissestate si sottrae alla usuale bipartizione prosa/poesia, recuperando la semplicità della forma narrativa e salvaguardando, nel contempo, la musicalità del verso. Il punto di vista assunto è tessuto sul rovescio delle storie per assumere su di sé lo sguardo  delle vittime. 

La raccolta poetica è un viaggio in cinque tappe lungo le strade sconnesse della vita: la prima: il male oscuro, parla della follia delle guerre e del dolore che esse provocano; la seconda, Senza fratelli, riporta il dramma che razzismo, odio sociale e sfruttamento generano nei rapporti umani; la terza, Oggetti smarriti, recupera quello che inevitabilmente si perde lungo il percorso e si tramuta in rimpianto; l’ultima, Istantanee, fotografa attimi apparentemente trascurabili dell'esistenza che tuttavia si fissano  nella memoria, rendendo i ricordi teneri e struggenti, oscuri e luminosi insieme.

La raccolta si chiude con un breve poemetto, Caos,  che è grido di ribellione e resistenza e fa da contraltare al dolore e alle ferite narrate, mantenendo aperto lo spiraglio della speranza. 

Il libro, edito da "Terra d'Ulivi edizioni" è acquistabile al seguente link Strade dissestate

mercoledì 24 settembre 2025

Monica Martinelli -Timing Time

 Una mia nota sulla raccolta "Timing Time" di Monica Martinelli







Timing Time - Gradiva Productions 2025


Commento di Renato Fiorito 

Una silloge di poesie vecchie e nuove, alcune inedite, scritte in un lungo lasso di tempo tra il 2018 e il 2024 e suddivise in due sezioni: la prima dedicata alla necessità di crearsi un tempo più lento, un tempo da trattenere per comprenderne meglio il senso (“Timing time” che dà il titolo al libro); e la seconda in ricordo della madre; le altre sono tratte da precedenti raccolte: “Poesie ed ombre” del 2009, “Alterni presagi” del 2011, “L’abitudine degli occhi” del 2015.

La bella prefazione di Plinio Perilli ci dice che il tempo di cui si parla nel libro è più immaginifico, interiore, che cronometrico e che tra filosofia e poesia è quest’ultima a intuirne il significato profondo. Il tempo che non passa, che tratteniamo nel cuore, è quello in bilico tra passato e futuro, che rende immanente il tempo soggettivo e segna stabilmente le nostre vite, i ricordi, le speranze. Tra Eraclito (panta rei) e Parmenide (tutto è sempre presente) Monica sembra privilegiare il secondo.

Nella poesia iniziale, che dà nome alla raccolta, Monica scrive: “…il tempo cresce insieme a te, ti aspetta e ha pazienza…trattienilo più che puoi il tempo” Ecco dunque disegnato in versi essenziali l'idea di un tempo che ci cammina accanto e che è nostro alleato, non nemico. 

Le poesie hanno un respiro armonico e ampio, mantenendo in costante dialogo, come sempre dovrebbe accadere, la soggettività del singolo e l’immensità della natura che lo trascende: “…distese di terra e sogni/ stessi confini delimitati dal mare…” e, in altra parte: “Il sole è solo una lampada/ con la sua luce che sfuma/ troppo in fretta/ ma sa che non è vera la morte…”

La seconda sezione è nostalgia della madre, del passato che solo dà senso e dolore al presente: “Prendersi per mano e proteggersi dal mondo/ unire due paure e due destini…questo mi è mancato”; e in altra: “quando i ricordi si sgranano/ si sgretola il passato in macerie di memoria/ in sassi antichi dove riposa/ l’urna del tempo”. E' infine sinero e toccante il pensiero della morte: “Per accettare la realtà ci vuole coraggio/ e tu ne hai avuta prima di lasciarmi?...// Non esiste morte giusta…”

L’ultima parte del libro è composta da una selezione di poesie tratte dalla raccolta “L’abitudine degli occhi”, che si ha l’opportunità di rileggere, oppure di conoscerne per la prima volta qualche stralcio, se non si è ancora letto il libro.

La raccolta, bella sin dal titolo, in qualche modo, prefigura e annuncia le tematiche poi sviluppate in “Timing Time” della identificazione armoniosa dello spirito con la natura. Nella poesia scelta per prima infatti si può leggere:”: Sono la pioggia che disseta la terra…/ Sono il vento che scrolla pioggia dalle nuvole …/ Sono la terra bagnata dalla pioggia…/, con questa evocazione dell’acqua quale elemento duttile e vivificante, che sa adattarsi alla forma dell’anima e dei sogni da essa alimentati.

Si tratta insomma di poesie sincere, limpide, scritte con linguaggio piano e comprensibile, come succede quando si hanno cose importanti da dire e non si vuole nasconderle dietro esibite complessità letterarie. Poesie limpide come l’acqua tante volte evocata o il cielo azzurro e luminoso dei suoi tanti versi, che inducono emozioni e un senso naturale di identificazione.

La silloge è bilingue ed è edita dalla casa editrice americana “Gradiva Publications” di New York, diretta da Luigi Fontanella che, con questa pubblicazione, certifica  il passaggio di Monica Martinelli a una dimensione  internazionale.

 

Renato Fiorito. Roma 14/4/2025



Fontanone 2025 - Poeti per il Giubileo

 





Giovedì 18 settembre abbiamo realizzato al Fontanone del Gianicolo, nella magia dei Giardini segreti dell'Acqua Paola l'evento: POETI PER IL GIUBILEO -
Direttore Artistico Gabriele Manili
Hanno condotto la serata Anita Napolitano e Renato Fiorito
E' intervenuto Dario Nanni, Presidente della Commissione speciale per il Giubileo;
e i poeti: Lucianna Argentino, Marco Belocchi, Luca Benassi, Mauro Corona, Anna Maria Curci, Raffaela Fazio, Francesca Liani, Tiziana Marini, Monica Martinelli, Anita Napolitano, Marco Onofrio, Plinio Perilli, Rossella Seller, Guido Tracanna, Michela Zanarella;
gli attori: Marco Belocchi, Eduardo Fiorito, Angelo Filippo Iannoni Sebastianini;
i musicisti: Giacinto Mazzola e Amedeo Morrone.

venerdì 15 agosto 2025

"Andante con pioggia" in Polonia



(foto by Daydream Studio)


"ANDANTE CON PIOGGIA" SBARCA IN POLONIA

Poesie tratte dalla silloge "Andante con pioggia" (Terra D'Ulivi Edizioni) approdano su alcuni blog letterali polacchi grazie a Izabella Teresa Kostka. Wers - niezależny obszar literacki / Verso - spazio letterario indipendente in versione bilingue italiano - polacco. buona lettura! //

Wybrane wiersze z tomu „Andante con pioggia / Andante z deszczem" ” Renato Fiorito (wyd. Terra D'Ulivi Edizioni) widnieją dzisiaj na międzynarodowym blogu kulturalnym Wers – niezależny obszar literacki / Verso – spazio letterario indipendente w języku polskim i włoskim. Zapraszam do lektury!

ERO VENUTO COSÌ

Ero venuto cosi, senza difese
a parlare di niente e di poesia.
Pioveva. Avevi occhi
che riempivano l’aria di pagliuzze.
Così la pioggia diventò d’argento.
Dimenticai l’ombrello per guardarti.
Non mi dispiacque, non era un grande danno.
Non sentire la pioggia che cadeva
fu invece un segno.
Dimenticare il cuore fu più grave.

*

TAK SOBIE PRZYSZEDŁEM

Tak sobie przyszedłem, bezbronny,
by rozmawiać o niczym i poezji.
Padał deszcz. Twoje oczy
wypełniały powietrze cekinami.
Deszcz stał się srebrny.
Zapomniałem parasola, żeby na ciebie popatrzeć.
Nie żałowałem, to nie była wielka strata.
To, że nie słyszałem padającego deszczu,
było raczej znakiem.
Zapomnienie o sercu było czymś poważniejszym.


COVONE

Passa sulla pelle l’estate
col suo vestito rosso
e un fermaglio di luce tra i capelli.
Come farfalla
si posa sulla mano
l’ora che muore.
Nulla saprei della vita
se non sapessi di te.
Abita il tuo sorriso
il cuore immenso della terra
ed è lì che costruirò la mia casa.
Si trattiene l’ultima luce
sul cerchio perfetto di un covone
e sui capelli che ti incorniciano il viso
come un mondo proibito.
Si muove sinuoso
un desiderio di felicità.
Affondo le dita
tra riccioli di sole
e dai tuoi occhi imparo
la profondità del mare.

*

STÓG

Lato przemyka po skórze
w czerwonej sukience
i ze smugą światła we włosach.
Niczym motyl
siada na mej dłoni
w chwili śmierci.
Nie wiedziałbym nic o życiu,
gdybym nie wiedział o tobie.
Twój uśmiech mieszka
w ogromnym sercu ziemi
i tam zbuduję swój dom.
Ostatnie światło zawisa
na idealnym okręgu stogu siana
i na włosach
okalających twe oblicze
jak zakazany świat.
Płynnie porusza się
pragnienie szczęścia.
Zatapiam palce
w słonecznych lokach
i z twoich oczu uczę się
głębin morza.


ALMENO SEI FELICE?

Come un abito liso
indosso la mia tristezza.
Risuonano come un’eco le parole
che un tempo mi dicevi.
Non ricordo il momento in cui ti ho persa
e la ragione che piano ti ha cambiata
Non ti ascoltavo quando la dicevi.
Fluisce il tempo e cambia il suo colore
come muro che cresce in una notte
e tu dall’altra parte sei già altro.
Cresce l’ortica. Nessuno l’ha piantata.
Molto mi hai dato, è vero, e molto hai tolto.
Or siamo pari e non ti devo niente.
In dono mi hai lasciato questa pena.
Ma tu, dimmi, almeno sei felice?

*

CZY PRZYNAJMNIEJ JESTEŚ SZCZĘŚLIWA?

Jak zniszczony ubiór
noszę swój smutek.
Słowa,
które kiedyś mi powiedziałaś, rezonują jak echo.
Nie pamiętam chwili, w której cię straciłem
i powodu, dla którego powoli
się zmieniłaś.
Nie słuchałem, kiedy o nim mówiłaś.
Czas płynie i zmienia kolor
jak mur, wyrastający z dnia na dzień,
a po drugiej jego stronie jesteś już kimś innym.
Pokrzywa rośnie. Nikt jej nie zasadził.
Dałaś mi wiele, to prawda, ale wiele też odebrałaś.
Teraz jesteśmy kwita i nic ci nie jestem winien.
Zostawiłaś mi to cierpienie w prezencie.
Ale ty, powiedz mi, czy jesteś przynajmniej szczęśliwa?


INFINITA ESTATE

Di nuovo estate.
Se non fosse per gli anni
non è mai finita.
A sottrarre gli inverni
restano giorni
traboccanti di sole
e languori d’autunno
in infinito replicarsi
trova requie il desiderio di te.
In un angolo inutile del cuore
ondeggia in dormiveglia
l’azzurrità del mare
sapendo che la vita
ormai è poca cosa.
Una barca alla fonda toglie l’ancora
si mette di traverso
e prende il vento.
La seguo un poco
fin quando non scompare.
Poi penso ad altro
ed è già domani.

*

NIEKOŃCZĄCE SIĘ LATO

Znowu lato.
Gdyby nie lata,
nigdy by się nie skończyło.
Kradnąc zimy,
pozostają dni
przepełnione słońcem
i jesienną chandrą
w niekończącym się powtarzaniu
pragnienie ciebie znajduje ukojenie.
W bezużytecznym zakamarku mego serca
błękit morza faluje w półśnie,
świadomy, że życie
jest teraz takie błahe.
Zacumowana łódź podnosi kotwicę
ustawia się bokiem
i łapie wiatr.
Podążam chwilę za nią,
dopóki nie zniknie.
Potem myślę o czymś innym
i już nastaje jutro.

***

martedì 17 settembre 2024

Anna Maria Curci - Assolo dell'ortensia

 

“Assolo dell’ortensia” di Annamaria Curci

Macabor 2024

Nota di Renato Fiorito

 


“Una terrazza metafisica”, dice Silvano Trevisani nella sua prefazione a “Assolo dell’ortensia”, l’ultima raccolta poetica di Anna Maria Curci (Macabor 2024), terrazza che mi riporta a un’altra, concreta e viva nella mia memoria, affacciata su un giardino d’ortensie azzurre che esplodevano ogni inizio estate nel cortile per festeggiare la nuova stagione. Il portiere ne tagliava a volte qualcuna e la donava a mia madre. Anche Anna Maria mi porta oggi questo dono floreale che per strade misteriose mi riconduce agli antichi sapori di una giovinezza custodita nel cuore, grazie a poesie che, partendo da quella ispirazione, suggeriscono un viaggio misterico nel travaglio della vita, nella sua bellezza e nel suo dolore, attraverso un verseggiare suggestivo e immaginifico intorno al segreto insondabile del vivere.

Lieve e intensa, discreta e sussurrata, come sempre è la poesia di Annamaria, la raccolta ha l’armonia dei classici, l’icasticità degli ermetici, la levità del tanka e dell’haiku. In essa, il più voluttuoso dei fiori fa da lussureggiante controcanto a versi sobri, essenziali e inattesi, perfettamente ordinati dalla sua sapienza letteraria.

Dietro la ricchezza delle metafore raramente si rinvengono fatti concreti, essendo l’attenzione della poetessa interamente concentrata sul valore delle emozioni, sui trasalimenti dell’anima di fronte alla fatica e alla bellezza della vita. Metafore e allusioni sono brevi, fulminanti, a volte spiazzanti, per lasciare al lettore, nel vuoto aperto tra i versi, lo spazio per agganciarvi suoi ricordi e riflessioni.

Su questo terrazzo incantato, inondato dal canto azzurro delle ortensie, peraltro mai nominate se non nel titolo della prima poesia, planano speranze e delusioni mentre volano radenti i sogni della vita. Ogni descrizione trova così giustificazione e rispondenza in un moto dell’anima, attraverso indovinate analogie in cui esterno e interno continuamente si confondono, per dire che la vita è parte armonica di un tutto dove, come in Eraclito, ogni cosa scorre.

Come avviene per le ortensie, resta infine sotteso, ma sempre taciuto, un messaggio subliminale, una domanda di cambiamento nascosta tra le righe, senza la quale ogni poesia, anche la più bella, diventa sterile, e l’aspirazione a un viaggio che possa mutare la percezione delle cose, dando finalmente senso alla disarmonia che accompagna nostro malgrado i nostri giorni.

 

Aspetta a lungo

l’occhio che la sorga

la scarpa scompagnata

 

Non sa ancora

Che un tocco distratto

Sfiorerà il laccio

 

o un sibilo improvviso

pungerà chi

Di lei si mette in cerca

 

Attende sola

senza braccia e antenne

Di tornare da ingombri a traccia-ombra.

(pag.23)

 

E in altra poesia:

“… a te che sei altrove e forse guardi

 narro di morti taciute e occultate

dell’ondata sommersa degli infermi

di prigionia spacciata come bene.”

(pag.32)

 

E infine:

Giacché l’amore è piaga ed è sutura,

rimbocca i lembi che pure separa.

Dietro le spalle sussurra tenace

Le piccole virtù lungo il sentiero.

(pag.33)

 

Dunque un giardino, ricco di luci, colori, nostalgie e speranze, questo di Annamaria Curci, piccolo e immenso, rapido da visitare ma che poi pretende ritorni e riletture per poterne estrarre gli effluvi migliori.



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