RENATO FIORITO
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sabato 18 luglio 2026
FONTANONE 2026
venerdì 10 luglio 2026
STRADE DISSESTATE - Poesie
Strade dissestate si sottrae alla usuale bipartizione prosa/poesia, recuperando la semplicità della forma narrativa e salvaguardando, nel contempo, la musicalità del verso. Il punto di vista assunto è tessuto sul rovescio delle storie per assumere su di sé lo sguardo delle vittime.
La raccolta poetica è un viaggio in cinque tappe lungo le strade sconnesse della vita: la prima: il male oscuro, parla della follia delle guerre e del dolore che esse provocano; la seconda, Senza fratelli, riporta il dramma che razzismo, odio sociale e sfruttamento generano nei rapporti umani; la terza, Oggetti smarriti, recupera quello che inevitabilmente si perde lungo il percorso e si tramuta in rimpianto; l’ultima, Istantanee, fotografa attimi apparentemente trascurabili dell'esistenza che tuttavia si fissano nella memoria, rendendo i ricordi teneri e struggenti, oscuri e luminosi insieme.
La
raccolta si chiude con un breve poemetto, Caos, che è grido di ribellione
e resistenza e fa da contraltare al dolore e alle ferite narrate, mantenendo aperto lo
spiraglio della speranza.
Il libro, edito da "Terra d'Ulivi edizioni" è acquistabile al seguente link Strade dissestate
mercoledì 24 settembre 2025
Monica Martinelli -Timing Time
Una mia nota sulla raccolta "Timing Time" di Monica Martinelli
Timing Time - Gradiva Productions 2025
Una silloge di poesie vecchie e nuove, alcune inedite, scritte in un lungo lasso di tempo tra il 2018 e il 2024 e suddivise in due sezioni: la prima dedicata alla necessità di crearsi un tempo più lento, un tempo da trattenere per comprenderne meglio il senso (“Timing time” che dà il titolo al libro); e la seconda in ricordo della madre; le altre sono tratte da precedenti raccolte: “Poesie ed ombre” del 2009, “Alterni presagi” del 2011, “L’abitudine degli occhi” del 2015.
La bella prefazione di Plinio Perilli ci dice che il tempo di cui si parla nel libro è più immaginifico, interiore, che cronometrico e che tra filosofia e poesia è quest’ultima a intuirne il significato profondo. Il tempo che non passa, che tratteniamo nel cuore, è quello in bilico tra passato e futuro, che rende immanente il tempo soggettivo e segna stabilmente le nostre vite, i ricordi, le speranze. Tra Eraclito (panta rei) e Parmenide (tutto è sempre presente) Monica sembra privilegiare il secondo.
Nella poesia iniziale, che dà nome alla raccolta, Monica scrive: “…il tempo cresce insieme a te, ti aspetta e ha pazienza…trattienilo più che puoi il tempo” Ecco dunque disegnato in versi essenziali l'idea di un tempo che ci cammina accanto e che è nostro alleato, non nemico.
Le poesie hanno un respiro armonico e ampio, mantenendo in costante dialogo, come sempre dovrebbe accadere, la soggettività del singolo e l’immensità della natura che lo trascende: “…distese di terra e sogni/ stessi confini delimitati dal mare…” e, in altra parte: “Il sole è solo una lampada/ con la sua luce che sfuma/ troppo in fretta/ ma sa che non è vera la morte…”
La seconda sezione è nostalgia della madre, del passato che solo dà senso e dolore al presente: “Prendersi per mano e proteggersi dal mondo/ unire due paure e due destini…questo mi è mancato”; e in altra: “quando i ricordi si sgranano/ si sgretola il passato in macerie di memoria/ in sassi antichi dove riposa/ l’urna del tempo”. E' infine sinero e toccante il pensiero della morte: “Per accettare la realtà ci vuole coraggio/ e tu ne hai avuta prima di lasciarmi?...// Non esiste morte giusta…”
L’ultima parte del libro è composta da una selezione di poesie tratte dalla raccolta “L’abitudine degli occhi”, che si ha l’opportunità di rileggere, oppure di conoscerne per la prima volta qualche stralcio, se non si è ancora letto il libro.
La raccolta, bella sin dal titolo, in qualche modo, prefigura e annuncia le tematiche poi sviluppate in “Timing Time” della identificazione armoniosa dello spirito con la natura. Nella poesia scelta per prima infatti si può leggere:”: Sono la pioggia che disseta la terra…/ Sono il vento che scrolla pioggia dalle nuvole …/ Sono la terra bagnata dalla pioggia…/, con questa evocazione dell’acqua quale elemento duttile e vivificante, che sa adattarsi alla forma dell’anima e dei sogni da essa alimentati.
Si tratta insomma di poesie sincere, limpide, scritte con linguaggio piano e comprensibile, come succede quando si hanno cose importanti da dire e non si vuole nasconderle dietro esibite complessità letterarie. Poesie limpide come l’acqua tante volte evocata o il cielo azzurro e luminoso dei suoi tanti versi, che inducono emozioni e un senso naturale di identificazione.
La silloge è bilingue ed è edita dalla casa editrice americana “Gradiva Publications” di New York, diretta da Luigi Fontanella che, con questa pubblicazione, certifica il passaggio di Monica Martinelli a una dimensione internazionale.
Renato Fiorito. Roma 14/4/2025
Giovedì 18 settembre abbiamo realizzato al Fontanone del Gianicolo, nella magia dei Giardini segreti dell'Acqua Paola l'evento: POETI PER IL GIUBILEO -
venerdì 15 agosto 2025
"Andante con pioggia" in Polonia
"ANDANTE CON PIOGGIA" SBARCA IN POLONIA
Poesie tratte dalla silloge "Andante con pioggia" (Terra D'Ulivi Edizioni) approdano su alcuni blog letterali polacchi grazie a Izabella Teresa Kostka. Wers - niezależny obszar literacki / Verso - spazio letterario indipendente in versione bilingue italiano - polacco. buona lettura! //
ERO VENUTO COSÌ
Ero venuto cosi, senza difese
a parlare di niente e di poesia.
Pioveva. Avevi occhi
che riempivano l’aria di pagliuzze.
Così la pioggia diventò d’argento.
Dimenticai l’ombrello per guardarti.
Non mi dispiacque, non era un grande danno.
Non sentire la pioggia che cadeva
fu invece un segno.
Dimenticare il cuore fu più grave.
*
TAK SOBIE PRZYSZEDŁEM
Tak sobie przyszedłem, bezbronny,
by rozmawiać o niczym i poezji.
Padał deszcz. Twoje oczy
wypełniały powietrze cekinami.
Deszcz stał się srebrny.
Zapomniałem parasola, żeby na ciebie popatrzeć.
Nie żałowałem, to nie była wielka strata.
To, że nie słyszałem padającego deszczu,
było raczej znakiem.
Zapomnienie o sercu było czymś poważniejszym.
COVONE
Passa sulla pelle l’estate
col suo vestito rosso
e un fermaglio di luce tra i capelli.
Come farfalla
si posa sulla mano
l’ora che muore.
Nulla saprei della vita
se non sapessi di te.
Abita il tuo sorriso
il cuore immenso della terra
ed è lì che costruirò la mia casa.
Si trattiene l’ultima luce
sul cerchio perfetto di un covone
e sui capelli che ti incorniciano il viso
come un mondo proibito.
Si muove sinuoso
un desiderio di felicità.
Affondo le dita
tra riccioli di sole
e dai tuoi occhi imparo
la profondità del mare.
*
STÓG
Lato przemyka po skórze
w czerwonej sukience
i ze smugą światła we włosach.
Niczym motyl
siada na mej dłoni
w chwili śmierci.
Nie wiedziałbym nic o życiu,
gdybym nie wiedział o tobie.
Twój uśmiech mieszka
w ogromnym sercu ziemi
i tam zbuduję swój dom.
Ostatnie światło zawisa
na idealnym okręgu stogu siana
i na włosach
okalających twe oblicze
jak zakazany świat.
Płynnie porusza się
pragnienie szczęścia.
Zatapiam palce
w słonecznych lokach
i z twoich oczu uczę się
głębin morza.
ALMENO SEI FELICE?
Come un abito liso
indosso la mia tristezza.
Risuonano come un’eco le parole
che un tempo mi dicevi.
Non ricordo il momento in cui ti ho persa
e la ragione che piano ti ha cambiata
Non ti ascoltavo quando la dicevi.
Fluisce il tempo e cambia il suo colore
come muro che cresce in una notte
e tu dall’altra parte sei già altro.
Cresce l’ortica. Nessuno l’ha piantata.
Molto mi hai dato, è vero, e molto hai tolto.
Or siamo pari e non ti devo niente.
In dono mi hai lasciato questa pena.
Ma tu, dimmi, almeno sei felice?
*
CZY PRZYNAJMNIEJ JESTEŚ SZCZĘŚLIWA?
Jak zniszczony ubiór
noszę swój smutek.
Słowa,
które kiedyś mi powiedziałaś, rezonują jak echo.
Nie pamiętam chwili, w której cię straciłem
i powodu, dla którego powoli
się zmieniłaś.
Nie słuchałem, kiedy o nim mówiłaś.
Czas płynie i zmienia kolor
jak mur, wyrastający z dnia na dzień,
a po drugiej jego stronie jesteś już kimś innym.
Pokrzywa rośnie. Nikt jej nie zasadził.
Dałaś mi wiele, to prawda, ale wiele też odebrałaś.
Teraz jesteśmy kwita i nic ci nie jestem winien.
Zostawiłaś mi to cierpienie w prezencie.
Ale ty, powiedz mi, czy jesteś przynajmniej szczęśliwa?
INFINITA ESTATE
Di nuovo estate.
Se non fosse per gli anni
non è mai finita.
A sottrarre gli inverni
restano giorni
traboccanti di sole
e languori d’autunno
in infinito replicarsi
trova requie il desiderio di te.
In un angolo inutile del cuore
ondeggia in dormiveglia
l’azzurrità del mare
sapendo che la vita
ormai è poca cosa.
Una barca alla fonda toglie l’ancora
si mette di traverso
e prende il vento.
La seguo un poco
fin quando non scompare.
Poi penso ad altro
ed è già domani.
*
NIEKOŃCZĄCE SIĘ LATO
Znowu lato.
Gdyby nie lata,
nigdy by się nie skończyło.
Kradnąc zimy,
pozostają dni
przepełnione słońcem
i jesienną chandrą
w niekończącym się powtarzaniu
pragnienie ciebie znajduje ukojenie.
W bezużytecznym zakamarku mego serca
błękit morza faluje w półśnie,
świadomy, że życie
jest teraz takie błahe.
Zacumowana łódź podnosi kotwicę
ustawia się bokiem
i łapie wiatr.
Podążam chwilę za nią,
dopóki nie zniknie.
Potem myślę o czymś innym
i już nastaje jutro.
***
martedì 17 settembre 2024
“Assolo
dell’ortensia” di Annamaria Curci
Macabor 2024
Nota di
Renato Fiorito
“Una terrazza
metafisica”, dice Silvano Trevisani nella sua prefazione a “Assolo dell’ortensia”,
l’ultima raccolta poetica di Anna Maria Curci (Macabor 2024), terrazza che mi riporta
a un’altra, concreta e viva nella mia memoria, affacciata su un giardino
d’ortensie azzurre che esplodevano ogni inizio estate nel cortile per festeggiare
la nuova stagione. Il portiere ne tagliava a volte qualcuna e la donava a mia
madre. Anche Anna Maria mi porta oggi questo dono floreale che per strade
misteriose mi riconduce agli antichi sapori di una giovinezza custodita nel
cuore, grazie a poesie che, partendo da quella ispirazione, suggeriscono un
viaggio misterico nel travaglio della vita, nella sua bellezza e nel suo dolore,
attraverso un verseggiare suggestivo e immaginifico intorno al segreto insondabile
del vivere.
Lieve e intensa,
discreta e sussurrata, come sempre è la poesia di Annamaria, la raccolta ha
l’armonia dei classici, l’icasticità degli ermetici, la levità del tanka e
dell’haiku. In essa, il più voluttuoso dei fiori fa da lussureggiante controcanto
a versi sobri, essenziali e inattesi, perfettamente ordinati dalla sua sapienza
letteraria.
Dietro la ricchezza
delle metafore raramente si rinvengono fatti concreti, essendo l’attenzione della
poetessa interamente concentrata sul valore delle emozioni, sui trasalimenti
dell’anima di fronte alla fatica e alla bellezza della vita. Metafore e allusioni
sono brevi, fulminanti, a volte spiazzanti, per lasciare al lettore, nel vuoto
aperto tra i versi, lo spazio per agganciarvi suoi ricordi e riflessioni.
Su questo terrazzo incantato,
inondato dal canto azzurro delle ortensie, peraltro mai nominate se non nel
titolo della prima poesia, planano speranze e delusioni mentre volano radenti i
sogni della vita. Ogni descrizione trova così giustificazione e rispondenza in
un moto dell’anima, attraverso indovinate analogie in cui esterno e interno continuamente
si confondono, per dire che la vita è parte armonica di un tutto dove, come in
Eraclito, ogni cosa scorre.
Come avviene per le
ortensie, resta infine sotteso, ma sempre taciuto, un messaggio subliminale, una
domanda di cambiamento nascosta tra le righe, senza la quale ogni poesia, anche
la più bella, diventa sterile, e l’aspirazione a un viaggio che possa mutare la
percezione delle cose, dando finalmente senso alla disarmonia che accompagna
nostro malgrado i nostri giorni.
Aspetta a lungo
l’occhio che la sorga
la scarpa scompagnata
Non sa ancora
Che un tocco distratto
Sfiorerà il laccio
o un sibilo improvviso
pungerà chi
Di lei si mette in cerca
Attende sola
senza braccia e antenne
Di tornare da ingombri a traccia-ombra.
(pag.23)
E in altra poesia:
“… a te che sei altrove e forse guardi
narro di morti
taciute e occultate
dell’ondata sommersa degli infermi
di prigionia spacciata come bene.”
(pag.32)
E infine:
Giacché l’amore è piaga ed è sutura,
rimbocca i lembi che pure separa.
Dietro le spalle sussurra tenace
Le piccole virtù lungo il sentiero.
(pag.33)
Dunque un giardino, ricco di luci,
colori, nostalgie e speranze, questo di Annamaria Curci, piccolo e immenso, rapido
da visitare ma che poi pretende ritorni e riletture per poterne estrarre gli
effluvi migliori.
venerdì 6 settembre 2024
Poesie d'acqua e di luci al Fontanone
Fontanone 2024
"Poesie d'Acqua e di luci"
nell'ambito della rassegna "Eventi a Fontana"
ideata e diretta da Gabriele Manili.
Grazie a Gabriele
Manili, ideatore e direttore
artistico di Eventi a Fontana, ai poeti Luca
Benassi, Anna Maria Curci, Renato Fiorito, Elisabetta Marconi, Monica
Martinelli, Marco Masciovecchio, Maria Teresa Laudenzi, L;aura Pezzola, Michela
Zanarella, ai musicisti Giacinto Mazzola e Amedeo
Morrone e al grande poeta Elio Pecora
che è stato nostro ospite d’onore.
Selezione
di “Poesie d’acqua e di luce” lette al Fontanone:
Renato Fiorito
Andromeda,
col suo corteo nuziale
cosparge di stelle
l’universo.
Se non vedessimo
il suo impasto di luce
diremmo che non
esiste.
Invece è lì in
fondo al cielo
a ricordarci da
spazi siderali
la sua bellezza.
Tra miliardi di
stelle, altri mondi
sono aggrappati
alla volta,
quinte di teatro
per la nostra commedia,
realtà
irraggiungibili alle nostre domande
a cui manca sempre
l’ultima risposta
che ci inchiodi
alla terra
o ci renda
immortali.
da Andromeda (Ladolfi
editore)
Monica Martinelli
Le rovine mi proteggono
zampillano fontane dalla
grotta dei sogni.
Quale universo percorro
salendo sui sassi della
storia?
Betulle e olmi ombreggiano
menzogne
dette per sopravvivere,
pensieri che non sanno dove
andare,
in quale senso sciogliersi.
E questo inganno del tempo
ci appartiene
in un divenire continuo di fiori
e illusioni.
Elisabetta Marconi
I dettagli del
mondo
Una carezza, un tramonto.
Il baffo di una nuvola rosa
una lacrima posa.
Uno sguardo, un
sorriso,
un muro diviso.
Uno strappo (all'
anima)
cucito negli
occhi.
Un verso
un canto
un pianto.
Una parola detta
di troppo.
Un seme che
germoglia nell'orto.
Un bambino che corre,
una goccia che
risuona veloce
o una che più'
lenta scorre.
Di piccole cose
è fatto il mondo:
di dettagli,
di particolari
Di cose che noti,
di cose che
sbagli.
Un guanto sfilato
al rovescio
una buca dove si
inciampa.
Un fiocco senza
più colore,
Una fiamma che
feroce divampa.
Sono i dettagli
l’anima del mondo.
Eroi coloro che se
ne innamorano:
leggeri e profondi
come un bambino
giocondo.
Michela Zanarella
Sole della mia sconfinata estate
spalanco le ante
dell'anima
e ti faccio
restare perenne
in un cielo che ha
sete infinita di luce.
Non è mai tardi
per essere fieri
del proprio amore
mentre la vita
maneggia con cura
giorni lasciati
all'ombra e stagioni nascoste.
Questa voce che
non sa dire
più di un silenzio
in realtà grida
agli angoli del vento
come brilla il
cuore
sulle vette del
tempo.
Da l’eredità del Bosco- Macabor)
Marco Masciovecchio
dalla tua mano
lascia ch’io cada
come una piuma,
è una carezza
l’aria,
impatto sulla
terra
e sono seme
metto radice
al buio privo di
luce
poi torno a
respirare
e sono fiore
e poi di nuovo
seme
dalla tua mano
continuerò a
cadere.
Anna Maria Curci
è l’essenza di
scorrere e cercare
nell’intralcio di
lacci e cesure
di paratie
ferrigne arrugginite
fonte azzurra di
pianto e condanna
è sosta e
ripartenza di papiri
fiumi di
metamorfosi disciolte
vicenda di
addensare e rifluire
(da Insorte, Il Convivio Editore 2022, p.
13)
Luca Benassi
(dubbio)
curvo nel piacere delle mani,
gli occhi aperti al buio del respiro –
che sei sul crinale, i piedi sulla lama
bianca delle rocce, le braccia aperte
all’orlo delle cime, fra i valloni
pieni di silenzio.
È lì che tenti il dubbio dei passi,
– da una parte il giglio della neve
dall’altra il nero della pietra –
e tremi alla parola, al suono
del sasso che cede alla scarpata
nella domanda non posta, nell’eco
dell’amore perduto fra i crepacci:
scegliere è trovare una mano tesa
l’argento della croce, un rosario
nell’aria rarefatta della voce.
Non importa il sentiero, il versante
la cresta corrosa dai muschi,
importa le dita che tengono la corda
la stretta della pelle contro il vuoto
il dono della fede che dipinge
l’alba sul tuo volto.
Giacinto Mazzola/Renato Fiorito
Clandestini(canzone)
Schromm.
Schromm.
Lento è il rumore dell’onda.
Schromm…schromm
Appendo il cuore alla luna.
Ora che è fermo il motore
la sete tortura.
T’ho portato a morire ragazzo,
ma volevo salvarti.
Schromm, schromm
Siamo morti già in tanti
nel lungo viaggio,
perfino i bambini.
Schromm.
Uno sparo nel buio,
un lampo di luce e la morte.
Fatti piccolo figlio,
non farti vedere.
Sono anch’io luminoso
come un astro inchiodato nel cielo.
Ma questo chiodo fa male.
Schromm… schromm
è il mantra del mare
che rotola dentro la notte,
indifferente al dolore.
Se non verranno a salvarci
saremo una cosa con l’onda.
Schromm… schromm.
Non so se ho peccato.
Perdonami figlio.
Anche la speranza è una colpa
per chi è come noi.
Schromm… schromm
Ha solo una stella la notte.
Maria Teresa Laudenzi
Esiste un'umanità
di settembre.
Anziana e bambina.
Lenta.
Malandrina.
E un'umanità che
di lunedì
scappa.
Al mare.
Scappa dal lavoro
dal non lavoro
dai figli
dai mariti
dalle mogli
dai doveri
dai rumori
dai telefoni
dagli orologi.
E un'umanità
clandestina.
Fatta di coppie
di nonni e
nipotini
di signore
sovrappeso
di uomini rugosi.
Al mare, a
settembre
l'acqua brilla in
modo strano.
Brilla per pochi
fuggiaschi,
naufraghi della
vita
che della vita
sanno
e che della fuga
fanno
il loro vessillo
dorato.
Mentre un reggae tardivo
saltella fuori dal
bar.
Laura Pezzola
Sei acqua
Sei acqua dalle costole spugnose
moltiplichi valve sulle ferite
raccogli smerigli e piccoli granchi.
Sei acqua per le sorgenti
per i piedi scalzi
per gli uomini nudi
per il ventre delle madri.
Inondi di pietà le croci
scendi in rivoli e cascate
impasti fango e case.
Sei muschio tra le dita
stella che estingue l’arsura
goccioli fretta sulle rotaie









