lunedì 14 marzo 2011

La Bella Poesia

E' stato creato un nuovo blog dedicato esclusivamente alla poesia


in cui ci si propone di offrire  un quadro, ancorché non sistematico, di quanto di vivo e interessante si muove nel panorama letterario italiano.
Tutti sono chiamati a collaborare, segnalando all'indirizzo:


raccolte di poesie, specie se di autori giovani o non ancora famosi, che si ritengono rilevanti.

domenica 13 marzo 2011

Ombre

E' stato pubblicato su "ilmiolibro", sito gestito dalla Feltrinelli, il mio secondo romanzo: Ombre.


Il libro è acquistabile cliccando sul seguente link

Il romanzo è ambientato tra i clochard di Roma e racconta la città invisibile che vive accanto a quella della ricchezza e della politica, alternando storie di emarginazione a quelle di ordinario potere che, però, non restano separate per sempre, incaricandosi il destino di intrecciarle in maniera sorprendente.
Accade così che un pittore misero e misconosciuto trovi improvvisamente il successo ma non la felicità; che un ministro abusi di una sua impiegata; che un baro non possa più procurarsi da vivere perché gli hanno tagliato il dito pollice; che un professore di latino impazzisca per la misteriosa scomparsa della moglie;  che una donna in cerca d’affetto trovi solo violenza ed inganno; che una povera cieca incontri l’amore di un clandestino e cerchi con lui la salvezza.
Conosceremo in tal modo le vite di Sandro Lopez, pittore geniale e disperato, a cui una vecchia ha predetto il successo ma, insieme, un destino oscuro e inquietante;   di Gennarino chitemmuorte che, umiliato dall’amante della moglie, lo accoltella; di Metronio, professore di latino che non vuole più ricordare, di Gloria, suonatrice di violino, che, abbandonata dal suo amante, non smette mai di aspettarlo, e di tanti altri.
Una folla censiosa e senza identità si  trasforma così lentamente in uomini e donne con la loro umanità e le loro storie, che si intrecciano e si confondono con quelle della gente comune, che commuovono ed, in parte, divertono, ma che, soprattutto,  spingono il lettore a capire di più ed a giudicare di meno.

Quello che segue è l'incipit

Sortilegio      



A notte inoltrata, quando le corse della metropolitana si avviano al termine e gli ultimi viaggiatori se ne tornano a casa, ombre nere, avvolte in poveri stracci, con il loro carico di giornali e di follia, cercano riparo dal freddo pungente, nella loro anacronistica lotta per sopravvivere, dimenticati e dimentichi del mondo che li circonda, delle case calde, delle tavole imbandite, delle famiglie riunite, delle comodità e di ogni lusso.
Gli improvvisati giacigli, sistemati negli spazi bui, rubati alla distrazione delle guardie e al sonno dei portieri, e le fragili barriere di cartone, poste a ridosso dei muri degli antichi palazzi, non bastano a salvare dall’agguato del freddo questi corpi senza identità.
Il vento gelido è una lama assassina che corre giù per via Nazionale, insinuandosi nelle strade adiacenti, dove angoli appena riparati offrono illusorie protezioni, e sibila rabbioso nei vicoli ormai deserti, illuminati da radi, oscillanti lampioni.
Anche gli animali hanno una tana. Il lupo e la gazzella, l’orso e la lepre hanno anfratti nascosti tra le rocce o buche scavate nella terra; persino agli insetti e ai pesci del mare è concesso un rifugio nel quale sentirsi sicuri per poter riposare, ma a questi esseri dimenticati da tutti, e che pure sono uomini anch’essi, a queste creature sporche e maleodoranti, no, ad essi è negato ciò che a tutti è concesso.

Quella notte si gelava e i cancelli del vecchio sottopassaggio della stazione erano stati lasciati aperti. Quando fa molto freddo, non li cacciano via. Così il piccolo popolo di diseredati, cui per vie misteriose era arrivata la notizia dell’imprevista opportunità, poté lasciare gli improvvisati rifugi e avviarsi verso la provvisoria salvezza che quel corridoio dismesso, con poca luce e senza riscaldamento, rappresentava.
Del resto, questo luogo abbandonato sarebbe del tutto inutile se non servisse almeno a salvare la vita a questi vecchi miserabili, a donne solitarie, ai folli che girano randagi per le vie della città. Non che la morte sembri loro un gran male, poiché vivere è spesso sofferenza più grande che morire, ma ognuno finisce per restare attaccato alla sua pelle per istinto primordiale o rassegnata abitudine.
Così, arrivavano uno dopo l’altro e si affrettavano a trovar posto a ridosso delle pareti del lungo corridoio, coprendosi fino alla testa con le lerce coperte. E coloro che non avevano neppure quella, i più sfortunati tra gli sfortunati, i fratelli carnali di Gesù sulla croce, usavano cartoni e giornali e si addormentavano uno a fianco all’altro, brontolando e tossendo, senza chiedersi neppure se l’indomani si sarebbero svegliati. Del resto chi di noi lo fa, anche se la morte usa per tutti la medesima falce? 
Ormai il pavimento era coperto da un’onda scura e maleodorante, fatta di stracci e di cartoni. Due lampadine dalla luce fioca facevano intravedere spazi ancora vuoti che gli ultimi ritardatari correvano a occupare, inciampando sui corpi già distesi e imprecando meccanicamente, senza fermarsi e senza scusarsi. Colpi di tosse, parole solitarie borbottate nel buio, risuonavano nel silenzio.
Quando ormai tutti avevano trovato posto, entrò ancora un uomo a cercare riparo. Si fermò ai piedi della scala, guardando incerto la lunga distesa di stracci. Era arrivato tardi poiché non conosceva ancora i segreti di questa vita randagia, né aveva imparato a raccogliere in tempo il tam tam delle voci per sfruttare rapidamente le occasioni favorevoli.
Del resto fino a pochi giorni prima aveva una casa e gli occorre dunque del tempo per imparare a sopravvivere e dimenticare le educate abitudini che andavano bene tra la gente normale, ma che non servono in questo mondo sotterraneo dove bisogni primitivi impongono regole crudeli.
Per lui è stato come morire per poi rinascere in un grigio girone infernale senza dignità e senza riscatto, dove vale solo la forza dell’animale, la sua astuzia, la legge bruta della sopraffazione. Quello che prima gli era assicurato ora gli è negato: difficile è per lui procurarsi cibo e abiti puliti, avere un posto per dormire, lavarsi, conservare l’indispensabile, trovare un angolo per soddisfare i  bisogni corporali.
Chi non ha denaro non può nulla e sarebbe destinato a morte certa se questo mondo stracolmo di beni, di lusso e di ricchezza non si lasciasse dietro le cose superflue. Allora, come gabbiani sulla scia di una nave, questi uomini dimenticati sono pronti a tuffarsi per recuperare ciò che distrattamente viene abbandonato. E non c’è nulla da recriminare se in questa lotta per sopravvivere solo i più furbi, i più fortunati e i più forti possono farcela.
Il nuovo arrivato giunse ai piedi della scala e, non avendo il coraggio di proseguire né la forza per tornare indietro, si sistemò in uno spazio vicino all’uscita, lasciato libero perché troppo freddo. Lì distese in silenzio i suoi cartoni e si avvolse nella coperta a scacchi, regalatagli da un prete per carità cristiana, ché quello che molti gettano  ad altri serve per non morire. Anzi, a ben guardare, quella coperta rossa a quadri era meno sporca e vecchia di quelle che ricoprivano gli altri derelitti, sicché a voler essere prudenti, sarebbe stato meglio, anche dormendo, tenerla ben stretta col braccio, per evitare che a qualcuno venisse in mente di rubarla. E, in verità, lì, tutti dormivano con un occhio solo, poiché anche chi non possiede nulla teme per le sue cose, per le scarpe bucate, per il  cartone che gli fa da coperta o il pane secco che ha nascosto nella tasca del cappotto per quando avrà fame.
A poco a poco era calato il silenzio ed anche il sibilo del vento si era fermato. Solo si sentiva, in alto sulla strada, lo scrosciare della pioggia e il rombo intermittente delle auto che passavano sfrecciando. L’uomo si rincantucciò sotto la coperta e, nonostante la fredda durezza del pavimento, cominciò a riprendere calore. Così arrivò finalmente il sonno e, col sonno, poterono regredire in fondo al cuore la vergogna e le lacrime che per tutto il giorno lo avevano accompagnato e riprendere vita le immagini di un tempo felice, che forse sarebbe stato meglio dimenticare, ma che invece  ritornavano con il loro carico di dolcezza e di angoscia, a riscaldare il cuore ed,  insieme, a renderlo disperato.