OMBRE - Romanzo


Ombre è ambientato tra i clochard di Roma e racconta della città invisibile che vive accanto a quella della ricchezza e del successo. La narrazione alterna storie di emarginazione a quelle di ordinario potere che, però, non restano separate per sempre, incaricandosi il destino  di intrecciarle in maniera sorprendente ed avvincente. 




 “Ombre” ha ricevuto i seguenti premi e riconoscimenti:
·     2° classificato alla XII edizione del Premio Letterario Internazionale Mondolibro 2010 con la seguente motivazione: “….romanzo corale che sembra rifarsi all’esempio verghiano de “I Malavoglia” e ad esso in qualche modo rimandare, collocandosi nella scia della tradizione più prestigiosa della letteratura italiana…”;
·     2° classificato al Premio Europeo di Arti Letterarie Via Francigena 2011;
·     Semifinalista del Concorso letterario Io scrittore indetto dal Gruppo editoriale Mauri & Spagnol;
·     Premio della critica al Premio Letterario Internazionale “L’integrazione culturale attraverso la letteratura” organizzato dal Centro Ecuatoriano de Arte y cultura en Milan. 

Al libro è stato riservato uno speciale su RAI 1 durante la trasmissione Baobab.  Del romanzo si è poi parlato alla “Conferenza Interreligiosa per la pace” che si è tenuta a Roma nel 2012, e alla XIII Conferenza Europea dal titolo “Home.less & Home-First” tenuta a Roma nel marzo 2013 presso il CNR, in collaborazione con Organizzazioni e Associazioni europee che operano nell’ambito della grande precarietà sociale e nazionale.




Recensione del Prof. Carmine ChiodoDocente di letteratura moderna e contemporanea all'Università di Tor Vergata di Roma.





Il Professor Carmine Chiodo collabora alle riviste: “Rassegna della letteratura italiana”, “Critica letteraria”, “Campi Immaginabili”, “Letteratura e società”.

Tra le numerosissime pubblicazioni citiamo: La poesia di un uomo”inetto” e innocente. Lorenzo Calogero, in”Folium”, Roma 2008; Il vento nell’oliveto di Fortunato Seminara, Introduzione e Nota filologica al testo, Cosenza Pellegrini, 2008; L’attività poetica di Eurialo De Michelis, in Atti del convegno su E. De Michelis, Fabrizio Serra, Roma 2008; Mario La Cava scrittore, in “Proposte”, 2008; Fatti,vicende e stile di Terra amara di Fortunato Seminara, ivi, 2008.




Dico subito, e credo di non esagerare, che quest'opera di Renato Fiorito, una serie di racconti ben fusi tra di loro, è senz'altro di pregio per il modo come queste storie umane ed esistenziali sono raccontate e per la lingua con cui sono scritte. Renato Fiorito dimostra di essere un vero e profondo scrittore che sa analizzare, come in questo caso, una umanità particolare: quella dei barboni romani che vivono alla stazione Termini o sotto la metropolitana. A questa umanità, a queste persone, viene contrapposta un'altra umanità: quella borghese, quella che vive bene. Attraverso questo libro di alto significato umano, si vengono a conoscere vicende umane ed esistenziali, avvenimenti, motivi, cause che spingono certi uomini o donne a diventare barboni, a vivere comunque ai margini della società, a dormire sui cartoni, a condurre una esistenza di stenti, che porta talune persone alla morte (i morti per strada), specie nelle notti fredde invernali.


Lo scrittore qui non indica soluzioni per migliorare o risolvere i problemi di questa umanità sofferente ma descrive storie che sono vere, di gente che si vede per strada.

Fiorito con linguaggio molto fluido e comunicativo, immediato, e ciò costituisce uno dei tanti pregi dell'opera, ci fa conoscere uomini, donne, ognuno con una storia particolare: ecco Gennarino "chitemmuorto" ricercato per aver usato parole violente verso il capo del governo:
"Finalmente lo trovarono mezzo ubriaco in cima al binario 26,disteso su una panchina, completamente avvolto in una coperta di lana. "Sei tu Gennaro Perrone" gli chiesero,scuotendolo. "Si" rispose Gennarino ,tirandio fuori la testa dalla coperta, come una lumaca dal guscio"(p.51);

oppure ecco il professore di latino Metronio che spesso si lascia andare a citazioni latine appunto, che attengono alle ore, al tempo che passa; ancora Sandro Lopez, pittore che diventa famoso e muore per una donna quando ha raggiunto la notorietà e la ricchezza, e tanti altri personaggi come il ministro e il suo segretario, che rappresentano l'altra faccia della società, quella opulenta, quella borghese e del potere; e ancora Lisa Padovani, una bella donna che fa carriera grazie alla sua bellezza e che poi si toglie la vita col gas (facendo morire con lei anche Sandro Lopez, suo vicino di casa di cui si era innamorata).
Lo scrittore passa da una storia all'altra, da un personaggio all'altro, e quindi ora racconta la storia di Pasqualino o di Gennarino, di Sabrina, di Metronio e di Carmen; i capitoli “La rosa rossa” e “Il mare”, sono a mio avviso i più belli del libro; ma vanno pure almeno segnalati altri quali Deo gratias, Morire per una donna, Asso, Lisa, La festa dei barboni, ad esempio.
Leggendo tutti i racconti, essi risultano interessanti e ben scritti, e catturano l'attenzione di chi legge, che resta avvinto dalla narrazione e dal modo con cui Renato Fiorito rappresenta una umanità particolare, con sue storie terribili e tristi, drammatiche, dolorose, come ad esempio quella di Metronio:
"Diceva di chiamarsi Metronio. Non portava altro con sé che quel nome inventato. Non ricordava più come aveva perso ogni cosa. Quando tutto era franato non lo sapeva .Un giorno si era trovato solo, senza casa, senza denaro, smarrito tra i vicoli di una città sconosciuta"(p.64:Metronio).
Ben diverso è Asso protagonista dell'omonimo racconto (v,pp,135-142):
"Lo chiamavano Asso, perché era uno che ci sapeva fare con le carte. Aveva un’abilità nelle mani. Le faceva sparire e riapparire le carte. Le faceva volteggiare, le controllava come un pastore il suo gregge di pecore…”
Ma vinse con uno con cui non doveva vincere: un camorrista che gli mozzò un dito, così non poteva più barare. Ma poi Asso si vendicò con una coltellata e venne arrestato,
A dir la verità tutti questi racconti di Fiorito sono degni di essere citati e su di essi, singolarmente, vale la pena indugiare. Davanti ai nostri occhi passa molta gente e in mezzo ad essa c'è chi ha il senso dell'onore, della giustizia, come quel prete che fa dormire i senzatetto in chiesa, Un prete peccatore, spretato, "cacciato dalla chiesa per motivi che nessuno conosceva, stava insieme a quei poveretti, vegliava su di loro, dimenticando la sua sofferenza" (Deo gratias ,p.9i). Il prete, che si chiamava Michele, veniva chiamato "Deo gratias" dai poveri aiutati da lui. Egli aiuta Pasqualino ,ex camionista, trovandogli un posto di lavoro:  “e cosi Pasqualino si ritrovò a guidare il furgoncino della biancheria. Non era certo il suo bel camion e i viaggi erano davvero troppo brevi, ma a fine giornata gli davano un letto su cui dormire, un pasto caldo e qualche soldo. Deo gratias"(p.90).
Con molta naturalezza, con scrittura molto misurata ed equilibrata Renato Fiorito ci mostra gli atteggiamenti, la vita che conducono questi emarginati, come pure i loro sogni, la loro volontà di vivere meglio e non alla stazione Termini o dormire in mezzo alla strada. Al riguardo è esemplare la storia di Hassad, il professore abissino, che decide, insieme a  Sabrina, una ragazza italiana cieca, di vivere in un paese tra i monti, per non tornare più alla stazione Termini. Al riguardo eloquente quanto scritto nel capitolo “Il mare”:
"Cosi non tornarono alla stazione Termini e presero una corriera che lentamente si inerpicò tra i monti, attraversando infiniti paesini sempre più piccoli, in ognuno dei quali questa lasciava scendere alcuni passeggeri, svuotandosi lentamente, come una strana clessidra che, a misura del suo tempo, sparpagliava per le montagne i suoi grani, finchè, quasi vuota, si fermò alla stazione che Hassad già conosceva…"(p.195).
Veramente vale la pena  -lo dicevo prima-  leggere e riflettere su queste storie raccontate magistralmente da Fiorito ,e si tratta di storie non inventate ma vere: Pasqualino che russa nel portone di un palazzo, donne e uomini che dormono sui cartoni o su panchine oppure negli angoli bui, "rannicchiati sotto le coperte a fuggire la morte o a cercarla." Ecco ancora le due gemelle Kessler" trascinare le loro carrozzine piene di stracci. Scene, persone che si vedono tutti i giorni. Gente, ancora, che esce dal carcere come Asso che, pur privo del dito, è sempre abile nel barare con le carte e a vincere lui. Si vede, ancora, il napoletano Gennarino che dorme su una panchina,"brontolando nel sonno il suo eterno rancore contro la zoccola" che lo tradiva con il padrone della fabbrica in cui lavorava. Come, ancora, sono vere le storie di Alessio Panelli e di sua moglie Elsa che "fino a poco tempo erano persone come noi", e altri uomini o donne si vedono passare per i giardini dell'Esedra, dove troveranno la morte Metronio e Gloria .
Ombre è un libro di alto significato umano che, nel contempo, ci mostra uno scrittore profondo e incisivo, chiaro, scorrevole che sa veramente narrare. Un libro quindi che dovrebbe essere letto da tutti perché ci comunica, ci fa assistere a certe scene umane ed  esistenziali che caratterizzano il nostro tempo .
Grazie quindi a Renato Fiorito che con arte e partecipazione umana ci ha dato quest'opera veramente utile e meritevole d'ogni attenzione
Carmine Chiodo

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